Cenni storici


Le prime notizie sul progetto di un collegamento tra le città di Schio e Valdagno risalgono già alla fine del diciannovesimo secolo. Infatti nel 1872 il consiglio comunale della città di Valdagno discusse una proposta del nobile Luigi Valle relativa ad una galleria ferroviaria per collegare Valdagno alla rete ferroviaria nazionale. In seguito, durante la prima guerra mondiale l'idea ritorno per scopi militari trovandosi le due città vicinissime al fronte di operazioni della 1° Armata e svolgendo un ruolo di primaria importanza in merito agli approvvigionamenti delle truppe.

Se ne tornò a parlare negli anni '30, quando l'espansione di Valdagno suggeriva la necessità di rompere l'isolamento cui la particolare situazione geografica continuava a mantenerla.

Negli anni '50 e poi negli anni '60 fu la Pro Valdagno a promuovere l'infrastruttura, e negli anni '70 la Technital elaborò un progetto in collegamento con la nuova autostrada Valdastico.

Caratteristica comune di tutti questi progetti era l'ipotesi di una galleria a mezza collina, conservando quindi una viabilità di montagna, in grado di migliorare notevolmente i tempi di percorrenza, ma non adatta a conseguire l'obiettivo dell'integrazione dei due centri. Questa era la vera novità del progetto abbozzato tra l'estate del 1987 e l'inizio del 1988, formalizzato con un incarico di studio di fattibilità divenuto poi un progetto di massima approvato nel settembre del 1988 dai consigli comunali di Valdagno e Schio.

Il traforo Schio - Valdagno è stato pensato come un progetto di integrazione tra le vallate dell'Agno e del Leogra e non come semplice opera viaria. L'obiettivo strategico posto alla base di tale progetto era di ottenere una maggiore concentrazione urbana ed una razionalizzazione del sistema insediativo dell'area alto-vicentina attraverso la "saldatura" dei 2 centri di Schio e di Valdagno, che distano tra loro in linea d'aria 5-7 Km e i cui confini municipali si toccano per un lungo tratto.

Si tratta di due realtà che, per dimensione economica e demografica, per storia e cultura, costituiscono, ciascuna nel proprio ambito territoriale, un polo gravitazionale.

I tempi di spostamento da un centro all'altro sarebbero passati dai 30 minuti necessari per percorrere a nord la strada provinciale del passo Zovo, lunga 12.5 Km, dai 35 necessari per transitare a sud sulla strada provinciale Priabonese, lunga 25 Km, ai 5 minuti circa che, a fronte del pagamento di un pedaggio, richiede l'attraversamento del tunnel.

L'11 giugno del 1990 venne firmata la Convenzione tra la Società Italiana per Condotte d'Acqua di Roma ed il "Consorzio per l'integrazione delle città di Schio e Valdagno".

I lavori cominciarono il 15 luglio del 1991 e furono eseguiti dalla società Condotte S.p.A. sul lato scledense e dalla società Ferrocemento che inizio gli scavi sul versante valdagnese. Dopo pochi mesi di frenetiche attività, gli scavi sul versante valdagnese si fermarono, la Soc. Ferrocemento abbandonò il cantiere e La Società Condotte , in un momento successivo, prese in carico l'intero progetto.

Il 15 giugno del 1996, avvenne l'abbattimento dell'ultimo diaframma di roccia che separa i due territori : lo scavo finalmente è terminato.

Nel 1997, a seguito di un processo di privatizzazione, subentrò la società Veneta Infrastrutture S.p.A. del gruppo Fintecna che con elevati livelli di produzione consentì il completamento dei lavori di prima fase e l'apertura al traffico ponendo fine ad un lungo periodo di stasi.

Il 3 luglio 1999 si inaugurò il tunnel Schio - Valdagno Pass alla presenza di moltissime autorità e con una memorabile festa che coinvolse entrambe le cittadinanze entusiaste che si riversarono all'interno dell'infrastruttura dapprima in bicicletta e successivamente in automobile causando lunghe code. Non fu che l'inizio di un proficuo sistema di integrazione fra le due città.


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